Il pane è un alimento che non dovrebbe mai mancare nelle abitudini alimentari di ognuno di noi.

Il nostro pane viene ricavato dalla macinazione a pietra, non subisce processi di raffinazione industriale, né aggiunte di sostanze chimiche. Per questo:

• Ha farine no “surriscaldate”

• Conserva lo “strato aleuronico” (Guaina che riveste il chicco dei cereali e che serve a proteggerlo in quanto assai ricco di proteine e vitamine)

• Ha farine impregnate di olio di germe

• Permette una ridotta assimilazione dell’amido

• Ha un basso contenuto calorico

 

LAVORAZIONE

Il metodo di lavorazione garantisce una conservazione molto lunga anche di diversi giorni.

L’impasto viene fatto lievitare al caldo per molte ore, dalla sera precedente al giorno successivo fino ad ottenere una massa morbida e profumata che, suddivisa manualmente in masse più piccole lavorate di nuovo a mano, permette di ottenere delle file che lieviteranno ancora per diverso tempo.

La sfornatura avviene dopo circa un’ora. Una volta estratto dal forno, il pane viene fatto raffreddare lentamente per diverso tempo in una coperta di lana. All’interno di queste file, di peso superiore ad 1 kg, la mollica mantiene in vita una parte detta “cuore” o “pulcino” che non raggiunge mai temperature troppo elevate riuscendo a conservare così i fermenti vivi che rivitalizzano il pane permettendone la lunga conservazione.

 

LA PASTA MADRE

Il nostro pane è lievitato con pasta madre di circa 50 anni, simbolo del passaggio da una famiglia all’altra, di una rete comunitaria che non vuole interrompersi.

Questo speciale, antico tipo di lievito si ottiene mescolando un impasto di farina e acqua lasciato acidificare spontaneamente per diversi giorni. La fermentazione che ne seguirà è dovuta all’attività di specifici lieviti che si nutriranno di sostanze fornite dall’aggiunta di una piccola quantità di miele (o altre sostanze zuccherine) dando così origine alla produzione di anidride carbonica caratterizzata dalle “bolle” che fanno sviluppare i classici alveoli del pane.

I lieviti che ne derivano si nutriranno e riproducendosi avvieranno la loro attività di fermentazione permettendo al nostro pane di conservare tutte le sue proprietà, donandogli maggior durata e consistenza.

 

COME CONSERVARE IL PANE

Il pane del contadino non deve prendere aria, dopo il consumo va rimesso nel sacchetto di carta poi in un ulteriore sacchetto di tela o di stoffa purché sia completamente inodore (essendo un alimento vivo e ricco di fibra assorbe tutti gli odori e i sapori che lo circondano). Se in casa è troppo caldo si dovrebbe mettere in frigo, ricordando che anche il “troppo fresco” comporta una leggera variazione: si compatta la mollica.

Se il sacchetto è tenuto per molto tempo chiuso e a temperature elevate e comunque non al fresco il pane farà necessariamente la muffa.

 

COME MANGIARE IL PANE

Il pane del contadino va affettato con un lungo coltello da cucina specifico per il pane ed è importante fare fette non superiori ad un centimetro per poter degustare al meglio tutti gli abbinamenti che si andranno a fare. Questo pane infatti ha un sapore sovrastante. Vista la sua natura e consistenza, consumato in quantità equilibrate sazia senza appesantire l’organismo.

Il nostro pane è ottimo per accompagnare secondi di carne o di pesce, verdure crude o cotte, legumi e in special modo come base per le zuppe. E’ ideale per le degustazioni di oli, formaggi e salumi di qualità. Inoltre il pane del contadino può essere “cucinato” in vari modi: bruschette, crostini, gnocchetti di pane, panzanella, pancotto e altre ricette della cucina contadina. Se viene tostato e grattugiato diventa un condimento saporito per gli spaghetti all’olio, per le verdure gratinate o pancotto per lo svezzamento dei bambini.

Infine, piccolo classico della tradizione marchigiana, il nostro pane può essere fritto a testimonianza della cultura del riutilizzo e del risparmio creativo.

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